Il Consiglio comunale di Pisa boccia le riforme costituzionali del Governo Renzi

Il Consiglio comunale di Pisa

Premesso che viviamo un una Repubblica parlamentare e non in una Repubblica presidenziale e che spetta, quindi, unicamente al parlamento, e non al governo, qualsiasi iniziativa di revisione costituzionale così come recita l’articolo 138 della nostra Carta Costituzionale che fissa tempi e procedure per modificarla.

Premesso, inoltre, che per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana:

  • un presidente del Consiglio impone di autorità la propria volontà di riscrivere gran parte della Legge fondamentale della nostra Repubblica per cambiare la struttura delle nostre istituzioni democratiche così come sancite dalla nostra Costituzione nel 1948;
  • un Parlamento eletto con un sistema elettorale (Porcellum) dichiarato illegittimo sia dalla Corte Costituzionale (sentenza n.1/2014) che dalla Corte di Cassazione (sentenza n.8878/2014) è stato chiamato ad esprimersi su un sistema elettorale (Italicum, approvato nel maggio 2015 come Legge n. 52 ma in vigore dal 1° luglio 2016) e su riforme costituzionali (Senato)  destinate a stravolgere l’assetto democratico del nostro pPese;

Considerato che in questo percorso accelerato di riforme costituzionali i cittadini sono stati volutamente esclusi nonostante che.

  • l’articolo 1 della Costituzione reciti ; “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”;
  • nel referendum del 2006 il popolo italiano si sia già espresso bocciando clamorosamente il tentativo di riforma costituzionale previsto dal governo Berlusconi per sostenere e confermare il modello di Stato e l’intero ordinamento democratico voluto e condiviso dai nostri Padri costituenti che, ricordiamolo, rappresentavano tutti i partiti che avevano lottato contro il fascismo;

Ritenuto che le riforme del sistema elettorale e del Senato (previsto ad aprile 2016) andranno a ledere profondamente oi diritti costituzionali dei cittadini che non potranno scegliere i loro rappresentanti in Parlamento in quanto:

  • il Senato della Repubblica non sarà più eletto direttamente dai cittadini (art.58 Cost.) ma sarà ridotto ad una risicata assemblea di 100 senatori di cui 5 nominati dal Quirinale e 95 amministratori scelti dai Consigli regionali, che, se da una parte non avranno lo stesso potere legislativo della Camera dei deputati, dall’altra, pur continuando a svolgere il ruolo di amministratori, regionali e comunali, acquisiranno inopinatamente il diritto all’immunità parlamentare al pari dei deputati;
  • la legge elettorale (Italicum) ricalca, peggiorandola, l’anticostituzionale Porcellum, e disattende la sentenza della Consulta perché continua a negare il voto diretto dei cittadini e il loro diritto ad esprimere senza vincoli le proprie preferenze (artt. 1, 3, 48, 56, 58  Cost.). Tale legge, infatti, ripristina un Parlamento di nominati dai partiti e, ripropone, di fatto, un sistema fortemente maggioritario con un altissimo premio di maggioranza;

Ritenuto, inoltre, che il combinato disposto tra queste riforme della legge elettorale e del Senato:

– da una parte, offrirà un potere praticamente assoluto al partito o alla lista che, con solo il 40 % dei voti, conquisterà il 55% dei seggi alla Camera dei Deputati (340 seggi) con una maggioranza che determinerà la composizione dell’organo che deve vigilare sulla Costituzione, la Corte Costituzionale, la composizione del Consiglio superiore della magistratura e l’elezione dello stesso Presidente della Repubblica. Con l’aggravante che, se nessun partito o nessuna lista supererà la soglia del 40%, dei voti si andrà al ballottaggio dove potrà ottenere il premio di maggioranza (e la garanzia di governare il Paese) il partito o la lista che prenderà più voti dell’altro/a.

. dall’altra comprimerà ulteriormente il diritto alla “sovranità popolare” dei cittadini modificando e mortificando gli istituti costituzionali di democrazia diretta, referendum (articolo 75) e leggi di iniziativa popolare (art.71) alzando le soglie per il loro esercizio (da 500.000 a 800.000 per i referendum abrogativi e da 50.000 a 150.000 per le leggi di iniziativa popolare).

Tutto ciò premesso,

il Consiglio Comunale di Pisa:

  • esprimendo fortissimo allarme per la deriva autoritaria in atto contro la quale si stanno costituendo in tutta Italia, ed anche a Pisa, Comitati referendari per il NO al Referendum confermativo promosso dal governo Renzi sulla riforma costituzionale (Senato)
  • ribadendo che l’obiettivo della “stabilità del governo del paese e dell’efficienza dei processi decisionali nell’ambito parlamentare” non può “produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente” come ha scritto la Consulta nella sentenza n.1/2014

impegna il Presidente del Consiglio Comunale

a farsi promotore della volontà espressa dal Consiglio Comunale e ad inoltrare il presente atto consiliare:

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